B&B Casa d'Arte – il tuo bed&breakfast nel centro di Parma

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Bed and Breakfast Duomo di Parma

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B&B Casa D’Arte a Parma è un Bed and Breakfast vicino al Duomo di Parma. Romantico con grande living room, enormi vetrate e terrazzo con vista sul Duomo, e sul Complesso Monumentale di San Giovanni Evangelista, luogo d’arte da scoprire! B&B Casa D’arte vi consiglia di visitarlo se siete a Parma.

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L’abbazia di San Giovanni Evangelista è un complesso benedettino del centro storico di Parma, in Emilia-Romagna. Il vasto insieme di edifici comprende la Chiesa, il Monastero e l’antica Spezieria.

Nella Chiesa di San Giovanni si trova la celebre cupola del Correggio mentre il monastero ruota attorno a tre chiostri: il primo cortile presenta un colonnato in stile ionico, il secondo contiene decorazioni di Correggio e nel terzo, detto chiostro di San Benedetto, sono visibili affreschi di inizio Cinquecento.

All’interno del Monastero c’è la Biblioteca Monumentale dove sono presenti codici che dimostrano l’attività amanuense del monastero. Questi codici provenivano dall’abbazia di Santa Giustina di Padova senza presenza di decorazioni. Qui venivano ornate da Damiano da Moile, Francino da Moile e, a partire dal 1492, da Michele da Genova.

Le prime notizie sull’esistenza di una spezieria nel complesso abbaziale di San Giovanni Evangelista risalgono al 1201, ma la sua fondazione potrebbe essere anche precedente, dal momento che il convento fu fondato nel 980 d.C. Si sa che nel monastero era stato organizzato uno spazio per ospitare ed assistere i pellegrini ed è probabile che in un primo tempo la spezieria fosse unicamente al servizio dei Benedettini e che solo successivamente sia divenuta pubblica.

Quattro sale compongono l’Antica Spezieria che sarà rappresentata in un dipinto ottocentesco dal pittore di Fontanelle di Roccabianca Luigi Marchesi: sala del fuoco (per la presenza del camino), quella dei mortai (con raffigurazioni dei medici dell’antichità), quella delle Sirene (con le rappresentazioni dei medici parmensi) e poi viene il laboratorio, con un pozzo e l’ingresso a una cantina in cui si trovavano le spezie. In tutte queste stanze sono conservati antichi mortai, bilance, pesi e altri strumenti per la fabbricazione di farmaci.

La prima sala , detta “del fuoco”, per la presenza del camino, presenta un andamento trapezoidale dovuto alla sua collocazione adiacente al muro di cinta, visivamente corretto dall’arredo e dalla decorazione a stucco e dipinta. Sono ancora presenti i banchi per la vendita, le bilance ottocentesche e una serie di piccoli pesi le cui unità di misura – dramma e scrupolo – corrispondono a gr 3.30 e gr 1.10 rispettivamente. Gli scaffali in noce, originariamente laccati in chiaro, sono stati modificati per adattarli all’ambiente, probabilmente quando la spezieria passa ad uso pubblico con Luigi Gardoni. Nelle vetrine si possono ammirare una serie di originali albarelli seicenteschi in maiolica dipinta con la raffigurazione dell’aquila, simbolo di San Giovanni e dunque del monastero. Nella volta il medaglione centrale, raffigurante l’Assunzione della Vergine, è attribuito al pittore parmense Innocenzo Martini (secolo XVI).

Una porta con una bella aquila intagliata in legno immette nel secondo ambiente, la sala detta “dei mortai”, impreziosita da una decorazione dipinta, opera di un ignoto artista della fine del Cinquecento. Nelle dodici lunette della volta sono raffigurati i medici e i sapienti dell’antichità, riconoscibili per le iscrizioni coi loro nomi, in abiti umanistici, mentre nel fregio a grottescche sottostante una serie di cartouche recano scritte celebranti il valore della medicina. II grande riquadro al centro del soffitto, invece, l’immagine della Visione di San Giovanni a Patmos. La stanza è arredata con mobili dalle linee sobrie e imponenti di gusto tardomanierista, in armonia con le ante laccate delle finestre. I vasi conservati negli scaffali, parte in maiolica e parte in porcellana, appartengono a manifatture diverse e sono databili tra il XVII e il XIX secolo. Completano la sala un ricco vasellame, un elegante tavolo in legno settecentesco e una serie di grandi mortai in marmo e in bronzo, utensili tra i più diffusi negli antichi laboratori farmaceutici per la frantumazione e la polverizzazione delle erbe e dei minerali, che risalgono al XVII e al XVIII secolo, da cui deriva il nome della stanza.

Gli arredi del terzo ambiente, detto stanza “delle Sirene” per la presenza delle figure scolpite nelle paraste degli scaffali, sono stati intagliati da Alessandro Vandone nel 1606. Ad una data più tarda (inizio del XVIII secolo) risale invece la porta con il simbolo benedettino dell’aquila e le ante dipinte delle finestre. Il grande medaglione dipinto al centro della volta con l’aquila giovannea e putti alati e le lunette con i ritratti dei medici parmensi, purtroppo compromessi da antiche ridipinture, sono degli inizi del Seicento. Nelle vetrine degli scaffali sono esposte rare pubblicazioni farmaceutiche dei secoli XVI-XIX.

La quarta stanza “del Pozzo o degli Alambicchi” della Spezieria è l’antico laboratorio con i lavabi in marmo veronese del Cinquecento, il pozzo e l’ingresso alla cantina, dove venivano custodite molte delle spezie utilizzate per la preparazione delle medicine. Tra i rari arredi della stanza si conservano una serie di alambicchi, storte e bottiglie in vetro di provenienza diversa, alcuni dei quali servivano come recipienti di uso comune, mentre altri venivano utilizzati per pratiche di tipo alchemico. Quasi tutti risalgono al XVIII secolo. Il dipinto, opera di Ignazio Affanni (secolo XIX), effigia Leonida Gardoni, figlio dello speziale Ferdinando, ritratto nel busto in gesso che orna l’ingresso.

 

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